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Ultimo aggiornamento sabato 30 giugno 2012.

30/06/2012
Ancora un aggiornamento nelle pagine di www.massimomarra.net , l’ultimo prima della pausa estiva.

Nella sezione "XI-XVI secolo":

- San Tommaso d’Aquino (pseudo) – Trattato della Pietra filosofale.

- San Tommaso d’Aquino (pseudo) – Trattato sull’arte dell’Alchimia.
La prima edizioni italiane, pubblicata nel 1913, di questi interessantissimi trattatelli d’alchimia per secoli attribuiti all’Aquinate. Le traduzioni, uscite anonime e condotte sul testo latino del Theatrum Chemicum (Argentorati 1613), sono visibilmente debitrici della traduzione francese pubblicata qualche anno prima ad opera dell’occultista cattolico Grillot de Givry.

Nella sezione "XVII-XVIII secolo":

- Étienne-François Geoffroy (Geoffroy l'Ainé) - Delle frodi concernenti la Pietra filosofale (1722). L’autorevole e stimato accademico Geoffroy l’ainé (1672-1731), chimico e titolare della cattedra di Medicina al Collège Royal, in questa breve prolusione letta innanzi ai colleghi dell’Académie Royale des Sciences esamina e svela il vasto repertorio dei trucchi e delle prestidigitazioni con cui gli adepti o presunti tali avevano, da oltre due secoli, stupito le corti d’Europa ed i salotti di nobili e ricchi borghesi, compiendo trasmutazioni miracolose di metalli vili in oro ed argento. Il discorso di Geoffroy, letto nel 1722 e qui per la prima volta presentato in italiano, rappresenta forse meglio di ogni altra cosa il contrasto tra la nascente chimica quantitativa – di lì a poco codificata dalle esperienze di Lavoisier – e l’antica scienza di Hermes, di cui ancora si udiva la vasta eco nelle classi colte parigine. Nella casa paterna di Étienne-François, figlio di un famoso farmacista ed uomo di scienza, era del resto di casa il colto alchimista di origine italiana Francesco Pompeo Colonna...

- Anonimo – Precetti ed istruzioni del padre Abraham a suo figlio (1754). Questa raccolta di 40 precetti è collocata tra una serie di altri componimenti alchimistici nella seconda parte del quarto volume della Bibliothèque des Philosophes Chimiques (1754), uscito a quattordici anni di distanza dagli altri tre. Questo quarto volume, che appare presso lo stesso editore, non riporta sul frontespizio l’attribuzione a Jean Mangin de Richebourg, ed è probabilmente opera di un misterioso amateur de Sagesse che, già in un’opera apparsa a Parigi l’anno prima, si firmava con l’anagramma Philovita ô Uraniscus definendosi Cosmocola (agricoltore o abitatore dell’universo). A tutt’oggi il mistero nascosto dietro questo nom de plume rimane inviolato. Quella che presentiamo è la prima traduzione italiana di questa breve raccolta di préceptes.

- Henri d'Atremont - La tomba della Povertà (1681). Nulla si sa del signor D’Atremont, se non che fu nobile, francese e gran viaggiatore. E, naturalmente, alchimista. Il testo alchemico che ci ha lasciato – unica sua opera conosciuta – indulge ad una formula di criptazione di cui, nelle edizioni successive alla prima (1672) viene del resto fornita la chiave. Una serie di trattati, di alchimia come d’altre tematiche, in quegli anni utilizzano nel titolo la metafora della Tomba. Il Pernety, proprio alla voce tomba del suo Dictionnaire Mytho-Hermétique ricorda: «I filosofi hanno usato sovente le tombe per fare allegorie sulla putrefazione della materia dell'Opera. Essi hanno detto, di conseguenza, che bisogna prendere la terra delle tombe, che bisogna mettere il Re nella tomba per ridurlo in cenere, e farlo resuscitare. Flamel e Basilio Valentino vi hanno più di una volta fatto allusione, ed hanno anche inteso tomba come vaso». Quella che presentiamo in questa sede è la prima traduzione italiana del testo.

- Nicolas Charles Coutan – La Grande Opera Svelata in favore dei figli della Luce, tradotta dal caldaico da monsieur Coutan (1775). Se si escludono una serie di panegirici lealisti ed opere di filosofia spiccia di ben scarso valore teoretico e letterario, l’oscuro pamphlettista dilettante Coutan, di professione maestro bottonaio, ci ha lasciato ben poco. Fa eccezione, in una produzione altrimenti poco degna di nota, questa immaginifica operetta alchemica, in cui lo scrittore si cimenta, con padronanza e sicurezza, con le metafore dell’Arte, rivelando una buona conoscenza dell’argomento. La Gande opera svelata godrà infatti di una certa stima e di un certo successo presso gli alchimisti moderni. Il capitolo settimo, con la narrazione del sogno simbolico rivelatore, sarà poi tra le fonti privilegiate dell’Hermes Devoilé di Cyliani. Alla traduzione, per la prima volta, si affianca un‘introduzione sull’autore e la sua opera.

Nella sezione "XIX-XX secolo":

- Grillot de Givry – Introduzione a due trattati alchemici di San Tommaso d’Aquino (1898). Stimato da René Guénon, amico e corrispondente di Joris Karl Huysmans, con cui condivide un cattolicesimo intransigente e la passione per il medioevo, nella galassia occultista della Belle Epoque la figura di Grillot de Givry, tra le meno studiate, si caratterizza per raffinata cultura e rigore filosofico e scientifico. Abile poliglotta e studioso di lingue morte, musicista e musicologo raffinato, critico d’arte, traduttore prolifico dal latino, dal tedesco, dall’italiano, questo occultista geniale, in gioventù vicino alla cerchia della Rose Croix Catholique et Esthetique di Péladan, fu, nel contempo, cattolico fervente ed iniziato al rito massonico di Memphis-Misraim. In questo saggio giovanile, in cui già emerge un’erudizione rara nel milieu occultista fin de siècle, Grillot de Givry introduce i due trattati alchemici attribuiti a San Tommaso, difendendone a spada tratta l’attribuzione tradizionale.

Nella sezione "Archivio Storico":

- Henry Carrington Bolton - Contributi dell'Alchimia alla numismatica (1890). Gli utenti del sito hanno già avuto modo di toccare l’argomento attraverso il lavoro di Pierre Rose Martin Rey, uscito 13 anni prima di questo, molto più approfondito e particolareggiato, del chimico e storico della scienza Henri Carrington Bolton (1843-1903). L’approfondita trattazione, qui presentata in prima traduzione italiana, porge al lettore un vasto repertorio di monete e medaglie commemorative di altrettante presunte trasmutazioni alchemiche, spesso desumibili da ulteriori documentazioni storiche. La storia della numismatica ermetica è complementare a quella, più ricca di quanto si possa immaginare, delle trasmutazioni pubbliche, che per alcuni secoli hanno promosso fortune e sfortune di abili ciarlatani ed imbonitori, in genere poi finiti penzoloni ad una forca.

Nella sezione "Scritti On Line"

- Massimo Marra – Il Numero divino e il Geroglifico Regale: l’avventura spirituale di René Schwaller de Lubicz (2005). Un’introduzione alla figura complessa e multiforme dell’esoterista alsaziano, attraverso le fasi successive dell’impegno politico, sociale ed esoterico del Centre Apostolique prima e dei Veilleurs poi, della più chiusa ricerca spirituale ed artigianale della comunità di Suhalia, ed infine della lunga fase egittologica. È quest’ultima la fase forse più nota dell’attività schwalleriana, in cui le teorie simboliste incontreranno sostenitori che daranno poi vita ad una corrente egittologica, eretica, che per alcuni sovvertirà le visioni dell’egittologia ufficiale. Amico del grande poeta lituano O. W. De Lubicz Molsz, che gli dona il diritto di portare la armi ed il nome della sua famiglia, ammirato corrispondente di artisti come Jean Cocteau, studiato da filosofi come Maurice de Gandillac, stimato da André Breton, che considera i suoi testi un riferimento per il Surrealismo, Renè Schwaller de Lubicz rimane probabilmente il frutto più maturo e complesso della grande stagione dell’esoterismo francese della Belle Époque.

A partire dal 07/04/2012, nei suoi tre mesi di vita, massimomarra.net ha messo on-line circa 150 pagine di materiali diversi (testuali, critici, iconografici etc.). Le pubblicazioni sono ora sospese per la pausa estiva.

Gli aggiornamenti riprenderanno tuttavia in autunno/inverno, e saranno annunciati per la vie ormai consuete.


Arrivederci a presto.


M. M.

www.massimomarra.net