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Ultimo aggiornamento sabato 28/02/2017.

29/02/2017
Ancora un aggiornamento nelle pagine di www.massimomarra.net.

Ultimo aggiornamento martedì 28/02/2017
Nella sezione Archivio storico, dedicata alla riproposizione di studi classici di taglio storico sui diversi aspetti delle scienze ermetiche, abbiamo reso disponibile:

- Giovanni de Castro, Un precursore Milanese di Cagliostro (dall'Archivio Storico Lombardo, serie terza, vol. II anno XXI, pp. 350-389). Si tratta dello studio più noto che forma la base delle ricerche contemporanee su quella affascinante immagine di avventuriero, alchimista ed eretico che fu Giuseppe Francesco Borri, figura associata dalla leggenda popolare alla famosa Porta Ermetica (o magica) di Roma, e vicina al milieu di alchimisti raccolti a Roma intorno a Cristina di Svezia. Eretico condannato al rogo in contumacia e bruciato in effige, abile e famoso medico, viaggiatore instancabile per lunghi anni e ovunque riconosciuto per il suo genio, arrestato e costretto all'abiura innanzia alla folla accorsa all'evento, e poi per lunghi anni prigioniero a Castel Sant'Angelo in Roma, l'eretico ed alchimista viene costantemente, per il suo carattere e le sue traversie, associato dai critici ad una figura per molti versi analoga che solcherà le strade d'Europa alcuni decenni dopo: quella del conte di Cagliostro.

- Arturo Magnocavallo, Notizie e documenti inediti intorno all'alchimista Giuseppe Borri (dall'Archivio Storico Lombardo, serie terza, vol. XVII anno XXIX, Bocca, Milano 1902, pp. 381-400). A completamento dell'articolo di De Castro le ulteriori notizie raccolte da codici inediti dallo storico Arturo Magnocavallo e pubblicate nello stesso Archivio Storico Lombardo. Le testimonianze gettano nuova e più vivida luce in particolare sulla cattura e sul processo ai danni del grande eretico, alchimista ed avventuriero.

- Arturo Magnocavallo, Ancora intorno all'alchimista Giuseppe Borri (da Archivio Storico Lombardo, serie terza vol. XX anno XXX, pp. 483-490). La scoperta della trascrizione in antichi codici di alcune lettere d'epoca fornisce ulteriori notizie sulla complessa vicenda dell'eretico Borri.


Nella sezione XIX-XX secolo

- Pietro Bornia, La Caduta di Simon Mago - Pietro Bornia fu uno dei più attivi ed interessanti occultisti italiani a cavallo tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX. Egli è soprattutto noto per la sua militanza all'interno della temperie kremmerziana, per aver diretto per anni il Circolo Virgiliano di Roma della Fratellanza di Miriam e come collaboratore di riviste come il Commentarium.
Tuttavia meno conosciuta è la prima parte della produzione di questo occultista italiano, che corrisponde alla sua militanza nel martinismo di Papus, e le cui testimonianze sono affidate soprattutto, in francese, a L'Initiation e Le Voile d'Isis. Proponiamo qui un articolo del 1896, appunto tratto da L'initiation. Il testo trae spunto da un quadro di Batoni raffigurante la caduta di Simon Mago, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma. Per Bornia Simon Mago, che cade solo per mancanza di concentrazione nel suo incantesimo, per un banale errore, rappresenta forse l'ultimo esponente di una tradizione gnostico-magica vittima dell'ignoranza feroce e fanatica dei cristiani. Per l’occultista anticristiano, i pagani, gli gnostici ed i cristiani che assistono alla vicenda, non sono che rappresentanti di tradizioni di decadenza, possessori di frammenti isolati di una dottrina originaria ormai negletta e, nella sua unitarietà, perduta per sempre; secondo un'ideologia che affonda le sue radici negli scritti di Saint-Yves d’Alveydre (1842-1909), che Bornia acquisisce attraverso Stanislas de Guaita (1861-1897), questo tempo perduto è l’impero di Rama, la rivelazione primordiale esposta, con ogni evidenza, nell’antica religione indù, di cui ogni parziale rivelazione risulta evidentemente debitrice.

- Decio Calvari, Un filosofo ermetico italiano del secolo XVII (Francesco Giuseppe Borri). Il lavoro apologetico di Decio Calvari (1863-1937), tra i più autorevoli nomi della teosofia italiana a cavallo tra la fine dell'800 e la prima metà del '900, è sicura testimonianza dell'attenzione che all'eretico alchimista Borri la compagine spiritualista, teosofica ed occultista italiana tributava universalmente. Calvari - forse il principale pioniere della Società Teosofica in Italia, da cui si distaccò solo intorno al 1914 - non esitava ad accostare le teorie ereticali Borriane - che proponevano una teocrazia sotto il potere papale che non disdegnava l'uso della violenza - all'ideologia teosofica. Un esempio di come l'idealizzazione e la mistica del martirio laico per il libero pensiero, diffusa trasversalmente negli ambiti occultisti, arrivasse ad offuscare in modo evidente ogni tipo di corretta valutazione storica.

- Albert Poisson (Philophotes), Studi sulla Filosofia Ermetica - Il trattato sulla natura delle cose di Paracelso. Poco conosciuta in Italia la produzione minore di Albert Poisson (1869-1894), il giovane alchimista che, nell'ambito della renaissance occultiste del martinismo papusiano, diviene il nuovo apostolo della riscoperta dell'alchimia tradizionale. In un periodo assai breve Poisson, attraverso il suo Théories et symboles des Alchimistes (1891) e la prima parte del suo progetto di Histoire de l'Alchimie, dedicato a Nicolas Flamel, il leggendario scrivano-alchimista, (Nicolas Flamel: sa vie - ses fondations - ses oeuvres, 1893), ed attraverso un importante lavoro di traduzione di opere attribuite a maestri medievali e rinasciementali (Bacone, Lullo, Arnaldo da Villanova, Paracelso), divenne indiscusso riferimento alchemico dell'intero movimento spiritualista fin de siècle. Meno conosciuti sono i frequenti interventi che sulle riviste papusiane Poisson firmava col suo pseudonimo di Philophotes. Quello che presentiamo in prima traduzione italiana è uno dei suoi primi interventi, uscito su L'Initiation nel 1891.

- Albert Poisson (Philophotes), Sommario della Storia Alchemica di Parigi dalle origini sino ai giorni nostri. Ancora un'altra traduzione di un lavoro "minore" del giovane alchimista Poisson, questa volta dedicato alla storia alchemica di Parigi.
La storia cui fa riferimento Poisson è storia eminentemente agiografica, che ha pochi agganci con ogni verosimiglianza storica e che tende più a restituire un quadro romantico ed appassionato che ad aderire ad una puntualità di riferimenti bibliografici e documentali; una storia in essenza non dissimile, del resto, da quella che ancora informava gran parte degli storici della scienza ottocenteschi (come l’Hoefer) o da quella che caratterizzava pochi anni prima opere divulgative di grande diffusione e di chiaro taglio positivista, come L’Alchimie et les Alchimistes (Paris 1860) di Louis Figuier. Eppure questa stessa ricostruzione agiografica, raffazzonata ed abborracciata, presso le giovani generazioni della renaissance occultiste, era proprio ciò che costituiva il fascino del mistero storico dell’alchimia. È con questo bagaglio agiografico che i giovani maghi della Belle Époque partivano alla conquista del sogno di riconciliazione tra positivismo e magia che permeava le pagine di Papus e degli esoteristi parigini fuoriusciti dall’esperienza teosofica e raccolti intorno all’Initiation e a Le Voile d’Isis.

-- Abbiamo infine aggiornato in modo significativo il breve saggio introduttivo anteposto a La Porta magica di Roma di Pietro Bornia, fornendo nuove evidenze della militanza martinista dell'autore.


Arrivederci a presto.


M. M.

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